NU:S – La Moda veste l’Architettura: Flavia Migani Interview

Chi sei? Cosa fai e quando hai deciso di intraprendere il tuo cammino artistico e creativo?

Sono Flavia Migani e il mio cammino artistico è iniziato pochi mesi prima di cominciare a frequentare l’Accademia di Costume e di Moda, quindi circa cinque anni fa. Mi piaceva disegnare, e allora ho cominciato.. non ci sono altre ragioni! Poi i miei interessi si sono estesi al costume e alla moda, all’illustrazione, all’Arte in generale e alla manualità.

Cos’è per te la creatività?  In che modo riesci a esprimerti attraverso il tuo lavoro?

La creatività è la capacità d’inventare. È un’attitudine molto divertente nella sua fase di completa libertà, che però nasce da un fondamentale e imprescindibile lavoro di ricerca, cui si accompagna un enorme impegno mentale. Quando la ricerca è ben guidata, lo step creativo diventa un’esplosione degli stimoli ricevuti nella fase precedente: uno ‘sfogo’ cui segue il momento di realizzazione pratica, meno divertente ma di grande soddisfazione.

C’é tanto lavoro anche qui: è importante saper fare con le mani, perché ti dà la misura delle cose, capisci le varie dispersioni (di tempo e denaro) e impari come muoverti in futuro. Ma soprattutto, quando il lavoro è finito, puoi staccare, guardarlo e dire: l’ho fatto io!

Che ruolo hai nell’evento che si terrà a Luglio al Chiostro del Bramante e perché hai deciso di prenderne parte?

Il mio ruolo in questo evento è quello di stilista, e quindi ho il compito di disegnare e creare due abiti che si sposino con tutto quello che avranno intorno: ovvero il lavoro di un architetto cinquecentesco, quello di uno del nostro secolo e quello di altri due stilisti.

Sono entrata a far parte di questo progetto grazie ad Antonella Buono e Rosaria Melia, che hanno notato le mie creazioni per la sfilata di fine anno dell’Accademia che ho frequentato (il final work) e hanno pensato che i miei gusti fossero in sintonia con quelli degli altri professionisti che avrebbero lavorato al progetto. Ancora le ringrazio.

Il progetto che verrà presentato durante l’evento è all’insegna della contaminazione: cosa ti ha dato questa esperienza in termini di interazione e confronto con altri giovani creativi appartenenti a discipline diverse? E cosa pensi della contaminazione nell’arte?

L’arte da sola non è niente: parte sempre da qualcosa di reale, la trasforma e propone una visione diversa. Qui gli spunti da cui far partire il cambiamento sono ancora maggiori. Nessuno è geloso del proprio lavoro e tutti sono ansiosi di comunicare le varie novità di volta in volta, il che ha creato un clima molto prolifico, nel quale tutti scambiano qualcosa e tutti sono ugualmente interessati e incuriositi dal lavoro degli altri. Il lavoro individuale c’è, ma è strettamente connesso a quello altrui.

Devo ammettere che lavorare in gruppo è qualcosa di fantastico. Per me è la prima volta, ho sempre lavorato individualmente e spesso la competizione che si crea si trasforma in invidia, e questo non è mai buono. Double invece sta facendo lavorare insieme persone apparentemente molto diverse, ma che spesso scoprono di avere gli stessi gusti in fatto di arte e soprattutto gli stessi princìpi. Questo ricco e continuo scambio fa sì che si crei un clima di estrema serenità.

Che cosa significa per un creativo come te, avere a disposizione una residenza d’Artista nella quale sentirsi libero di creare e sperimentare nuovi percorsi espressivi?

Il paradiso probabilmente: qualcuno che finanzia il tempo di cui hai bisogno per pensare e creare, che ti dà una possibilità, che crede che il tuo lavoro sia anche potenzialmente buono, è decisamente un segnale molto forte e positivo.

Sappiamo che NU:S è un progetto fortemente voluto da Double al fine di alimentare la ricerca e il talento dei giovani designer italiani: in che misura tali e rari ideali, si respirano nel fermento dei workshop e più in generale nella realizzazione del progetto?

La ricerca che promuove Double non è soltanto ricerca su tessuti, materiali, forme e sensazioni, ma è anche su altri piani secondo me. Negli incontri che facciamo, come ho già detto, c’é un forte scambio d’idee, ed è da qui che credo parta la vera ricerca di NU:S: proprio dalla ricerca ‘umana’.

Quale credi sarà la risonanza di un evento all’insegna della contaminazione sul territorio romano? E in che modo potrebbe contribuire a cambiare il panorama artistico contemporaneo della capitale?

Per come stanno procedendo le cose, credo che la risonanza di questo evento sarà molto ampia. Per quanto mi riguarda, spero di arrivare a toccare le corde delle persone che verranno, d’incantarle per un momento, incuriosirle e farle pensare. Spero che il lavoro di questo gruppo ponga l’accento sull’importanza che, eventi del genere, dovrebbero tornare ad avere, qui a Roma. Credo che sia importante lavorare in Italia, con il suo immenso e inqualificabile patrimonio artistico, senza però sentirci saturi di tutto questo. Se la ricerca è importante, qui abbiamo tutto il necessario per lavorare, e allora: lavoriamo!

Il problema è, che ad oggi, le condizioni di lavoro non sono, per così dire, ottimali, soprattutto perché l’arte è spesso considerata superflua. Eppure, quante cose in realtà superflue siamo abituati a considerare importanti, se non addirittura essenziali?