La Paura dell’altro.
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SERGIO RAGALZI – PAOLO GRASSINO: due artisti in mostra davanti all’altare Di Valentina Di Pietro L’atmosfera è quella del mistero. Sarà la suggestione di varcare l’atrio di una chiesa sconsacrata, ma la sensazione è un po’ quella di addentrarsi nel ventre buio della balena di Pinocchio. L’ex chiesa di Santa Rita, ora spazio espositivo, conserva ancora quel fascino vagamente spirituale che ha la capacità di amplificare la percezione delle opere e dunque il senso che esse racchiudono. Le grandi scimmie bianche di Sergio Ragalzi, impresse sulle tele nere come presenze archetipiche ossessive, urlano all’uomo di Paolo Grassino, pietrificato al centro della navata senza proferire parola. Ha inghiottito ansie e ingurgitato traumi quest’uomo di cemento. La materia increspata della scultura/installazione – in verità più installazione che scultura- è attraversata da lampadine accecanti, ognuna delle quali è collegata a fili elettrici che si accumulano alle sue spalle in un groviglio informe di pensieri, forse parole, mai espressi. Dietro la schiena i segni da cui derivano tutti i suoi traumi: ferite trafitte da fili abortiti, scarti industriali di un sistema che evidentemente è molto più che viscerale. Pala d’altare della civiltà moderna, laica nel senso che ‘appartiene all’uomo’ , la tela di Ragalzi issata sull’altare è la nuova icona dell’uomo moderno che non è più chiamato a confrontarsi con gli “idoli” ma con i simulacri di se stesso, l’ombra nera della scimmia che lo rappresenta per discendenza. L’urlo stampato sul volto bianco del primate emerge dall’ombra per essere direttamente inglobato dall’uomo-fantoccio di Grassino, poi diramato attraverso i fili elettrici fuori dal corpo. Ma i fili non fluiscono in senso liberatorio: terminano a terra, intrecciati e aggrovigliati, senza essere sciolti. Non c’è nessun messaggio positivo, nessuna risoluzione. Solo il silenzio dell’uomo sconfitto davanti all’altare che non ha la forza di specchiarsi nella sua immagine di scimmia: abbassa lo sguardo, cieco, silenzioso, muto. Ci sono diversi modi per esorcizzare la paura: Sergio Ragalzi e Paolo Grassino si confrontano con La paura dell’altro dando due ben distinte, seppur compatibili, interpretazioni. Due generazioni di artisti diverse, due modalità complementari di affrontare un tema che appartiene a tutti. Perché è una paura esistenziale, perché è inconscia, ancestrale insicurezza. Paura del corpo, non solo inteso come corpo fisico, ma anche – e forse soprattutto- come identità. Un duetto atipico quello Ragalzi – Grassino: le interpretazioni possono essere tante, ognuno è invitato a dare la sua. Del resto, se si accetta di varcare le soglie di questo spazio-caverna si è chiamati inesorabilmente a rispondere, almeno a cercare di dare un senso a questa angosciante rappresentazione della paura esistenziale.
SERGIO RAGALZI – PAOLO GRASSINO | La paura dell’altro In mostra Sala Santa Rita dal 10 febbraio al 1 marzo 2012 Roma, Via Montanara 8 (angolo Piazza Campitelli) Info: www.galleriadelloro.it www.salasantarita.culturaroma.it |

















